



ACCADEMIA DI BELLE ARTI
di Bari
IMMAGINARE È POTERE
Immaginare non è fuggire dalla realtà, ma esercitare la possibilità di cambiarla. L’immaginazione non è un rifugio, ma un potere: quello di vedere oltre l’apparenza, di trasformare il dolore in linguaggio, i ricordi in presenza, l’invisibile in forma. A partire da questa consapevolezza, otto giovani autori e autrici dell’Accademia di Belle Arti di Bari hanno sviluppato progetti fotografici originali, muovendosi tra autobiografia, memoria, denuncia e paesaggio interiore, per dare vita a un insieme di opere che mettono in scena l’immaginazione come forza generativa, politica, affettiva e trasformativa.
Alessia De Crescenzo – I can’t be the only one who hears you. Un’indagine intima sull’esperienza del disturbo ossessivo-compulsivo, tra dialoghi interiori e paure condivise, resa attraverso un linguaggio visivo delicato e simbolico.
Claudia Fanelli – Wabi Sabi. Una riflessione poetica sulla fragilità e la forza delle donne affette da endometriosi, ispirata all’arte giapponese del Kintsugi. Le cicatrici invisibili diventano tracce d’oro, testimonianza di resilienza e bellezza imperfetta.
Ermes Signorile – Blue Whale: morire intero o vivere a metà. Attraverso un lavoro che intreccia racconto visivo e denuncia, il progetto affronta il tema del suicidio giovanile partendo dal fenomeno della Blue Whale Challenge. L’immaginazione si fa qui vertigine e abisso, ma anche interrogativo urgente sul disagio contemporaneo.
Francesca Carucci – Komorebi. Un racconto fotografico che rievoca l’infanzia e la serenità delle estati passate, in un’atmosfera sospesa tra sogno e nostalgia. L’immaginazione trasforma la memoria in luce e rende eterno un tempo perduto.
Giorgia Montanaro – Avvelenata. Un’esplorazione visiva delle ferite emotive lasciate da una relazione tossica. Attraverso immagini evocative e crude, l’immaginazione si manifesta come forma di guarigione e ribellione al dolore.
Maria Pia Vitale – Terra Adusta. Il paesaggio abbandonato di Rocchetta Sant’Antonio Scalo diventa il luogo di un racconto possibile, tra memoria, contaminazione e silenzio. Fotografare è atto di cura: l’immaginazione qui riattiva il senso di luoghi dimenticati.
Raffaello Pio Iacovazzi – Questo trullo non è un albergo. Un’indagine sul destino turistico e commerciale dei trulli pugliesi. Attraverso uno sguardo critico, l’immaginazione urbanistica diventa strumento per ripensare il territorio oltre gli stereotipi del marketing territoriale.
Roberta Lonigro – La mafia uccide. Un percorso di ricerca e testimonianza sulle vittime innocenti di mafia in Puglia. L’immaginazione si intreccia all’etica: dare volto e voce a chi non ha più voce, affinché la memoria diventi azione civile.
di Michela Fabbrocino – Docente di Fotografia e curatrice dei progetti espositivi
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