FONDAZIONE STUDIO MARANGONI
DI FIRENZE

CONFINI – UN VIAGGIO SUL BORDO

La fotografia, fin dalla sua invenzione, ha rappresentato un atto di rottura: ha scardinato le logiche del visibile, ampliando l’orizzonte delle possibilità espressive e trasformando in profondità il nostro rapporto con il mondo. Oggi, più che mai, questo linguaggio si fa molteplice, stratificato, ibrido. È in questa complessità che si inserisce Confini – Un viaggio sul bordo, mostra collettiva di nove studenti del corso Mastering Photography.
Il percorso didattico che ha portato a questi lavori pone al centro non solo l’immagine, ma anche il suo processo: inteso come spazio di esplorazione critica e creativa attorno ai limiti e ai presunti dualismi — spesso ambigui — che separano, o connettono, concetti fondamentali del pensiero e della pratica artistica. Gli assi tematici principali affrontati: reale e virtuale, figurazione e astrazione, vero e falso, forma e contenuto.
Attraverso discussioni, esercitazioni e sperimentazioni visive, gli studenti si sono  interrogati su cosa significhi abitare questi confini oggi, in un contesto in continua trasformazione. Il reale si mescola al virtuale, creando ambienti ibridi e instabili; la figurazione si dissolve nell’astrazione, ponendo domande sulla rappresentazione; il vero si intreccia con il falso, mettendo alla prova i meccanismi della percezione e della comunicazione; la forma si confronta con il contenuto, rivelando come l’una possa plasmare — o tradire — l’altro.
Come scuola, incoraggiamo gli studenti a sperimentare liberamente il mezzo fotografico, non solo come dispositivo tecnico o linguaggio visivo, ma come presenza fisica nel mondo: un modo per attraversarlo, abitarlo, metterlo in discussione. Fotografare diventa così un gesto corporeo, situato, critico; un atto di esplorazione e posizionamento nel presente. Un’attenzione particolare è stata dedicata anche al ruolo dei supporti e dei materiali, sia analogici che digitali, nel determinare l’espressività dell’opera finale. Il passaggio da image a picture — dall’immaginazione a qualcosa di tangibile — diventa esso stesso un confine da esplorare.
Il tema del confine si rivela quindi un terreno fertile per interrogare percezione, identità, memoria, spazio, tecnologia, etica. Confini geografici, psicologici, sociali, visivi, disciplinari. Linee che dividono, ma anche soglie che uniscono; spazi attivi, fertili e generativi. Zone di transizione dove la fotografia può riprodurre, evocare, manipolare, creare.
I lavori esposti spaziano dalla fotografia documentaria a quella concettuale, passando per il video, l’installazione, l’intelligenza artificiale, la fotografia analogica, la found photography e la post-fotografia. Ognuno di essi è frutto di un processo di ricerca teorica e visiva che riflette sulla permeabilità del linguaggio fotografico e sui suoi sconfinamenti verso altri media. Non si propongono risposte definitive, ma si favorisce uno sguardo consapevole e critico, incoraggiando un approccio personale, riflessivo e sperimentale.
In sintonia con il concept del festival, che mette in risalto la natura dirompente e trasformativa della fotografia, questa mostra si interroga sul potere dell’immagine di rappresentare — e al tempo stesso costruire — realtà multiple, sulle soglie tra realtà e rappresentazione. È proprio in quella differenza, a volte impercettibile, che si gioca la forza di queste opere: nella consapevolezza che ogni immagine è sempre filtro, selezione, punto di vista.
Come scrive Michel Foucault, “un confine è un dispositivo spaziale che regola e dispone il rapporto tra dentro e fuori, tra inclusione ed esclusione”. Ma è anche un luogo di attraversamento, di mescolanza, di trasformazione. Ed è proprio su questo bordo — fragile, instabile, fertile — che si muovono i progetti raccolti in questa mostra: esplorazioni visive che invitano a vedere, a pensare, a sconfinare.
In mostra lavori di Lorenzo Bardi, Alberto Grassi, Ermira Çaça, Alice Ciocci, Eleanor Docherty, Isabella Palmer, Antonino Pellegrino, Leonardo Tonini, Blu Quaranta.


di Bärbel Reinhard e Marco Signorini – Docenti della Fondazione Studi Marangoni di Firenze

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