



IVANO BOLONDI

La fotografia del processo visivo sintetico
Ivano Bolondi era un artista davvero raffinato, un autore cui erano sufficienti pochi e semplici segni per trasmettere suggestioni, per svelare mondi sconosciuti e realtà nascoste. L’opera che ci ha lasciato è caratterizzata dalla fotografia del processo visivo sintetico, una fotografia dove le figure indefinite e sfuggenti, dai contorni sfumati, vengono inconsciamente interpretate dall’osservatore attraverso un iter di associazione con le immagini archetipiche che egli ha riposto nel suo subconscio. Le sue immagini appaiono come semplici tracce, impronte riprese con la naturalezza disarmante del fotografo che sa quale risultato vuole ottenere. Sono percezioni che prescindono dal valore intrinseco del soggetto, e concentrano tutta la loro essenza nella forma e nel gioco delle luci e delle ombre. Si tratta di un’operazione essenzialmente concettuale, un’operazione libera da intenti descrittivi della realtà, bensì volta a sollecitare nel fruitore quelle stesse emozioni percepite dall’autore. La sua poetica era improntata su un’attenta valutazione estetica dei suoi soggetti, uno studio che si concretizzava in una naturale traslazione delle peculiarità oggettive in esclusività passionali.
Ivano Bolondi era un autore di classe che sapeva accordare la percezione con lo stato d’animo. Per lui il vedere era strettamente connesso con il sentire. Le sue immagini evocano in maniera ammirevole la sensazione del movimento nel tempo e nello spazio, ma le sue scelte estetiche sono solo parzialmente una questione di tecnica, dato che sono soprattutto una questione di cuore. Perché per Ivano fotografare voleva dire farsi coinvolgere ed essere capace di trasmettere le emozioni provate. Del resto non potrebbe essere differentemente, perché l’emozionalità era parte integrante del suo essere uomo.
di Fulvio Merlak
biografia
Ivano Bolondi nato a Montecchio Emilia (RE) nel 1941, inizia a fotografare agli inizi degli anni Settanta e dai primi anni Ottanta ottiene importanti riconoscimenti in Italia e all’estero. Nel 1992 gli viene conferita dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) l’Onorificenza AFI (Artista Fotografo Italiano). È stato designato dalla FIAF Autore dell’anno 2005 e Maestro della Fotografia Italiana (MFI) nel 2007. Sue opere sono conservate presso l’Istituto di Cultura Brasile – Italia di Recife, l’Accademia Carrara di Bergamo, lo CSAC (Centro Studi Archivio della Comunicazione) dell’Università di Parma, il MiM – Museum in Motion di S. Pietro in Cerro di Piacenza, la Casa Reale della Thailandia, ed in Birmania presso la residenza di Aung San Suu Kyi (Premio Nobel per la pace nel 1991). Le sue fotografie sono state oggetto di numerose esposizioni e sono state pubblicate su diversi libri, monografie, riviste, testi universitari. Muore nel 2021.
Mappa

