




LABA – LIBERA ACCADEMIA DI BELLE ARTI
di FIRENZE
IL POTERE DELL’IMMAGINAZIONE
Il potere dell’immaginazione è il filo conduttore dell’edizione 2025 del Festival della Fotografia Italiana. Questo tema invita a riflettere sulle possibilità espressive offerte dalla fotografia e sul ruolo che essa ha assunto nel raccontare la nostra esistenza. Oggi l’immagine fotografica è molte cose, parla molte lingue e svolge numerose funzioni. Ma ogni fotografia resta, in fondo, una forma di traduzione visiva: un frammento di realtà viene isolato, inquadrato, fissato e, nel farlo, acquista un significato specifico che supera il dualismo tra rappresentazione e immaginario.
La fotografia, dunque, intreccia la realtà con una visione personale, fondendo ciò che vediamo con ciò che possiamo immaginare. Entrando in relazione con la nostra immaginazione, crea connessioni: un oggetto, un gesto, una scena si trasformano in simboli, evocano emozioni, concetti, storie. L’atto fotografico amplifica il senso della realtà rappresentata, rendendola accessibile attraverso livelli ulteriori e dando forma visiva a ciò che spesso rimane invisibile: emozioni, stati d’animo, pensieri, memorie. Spesso fotografiamo non per riprodurre fedelmente il reale, ma per evocarlo, reinterpretarlo, raccontarlo visivamente, nella speranza che l’immagine possa rivelarci qualcosa di nuovo, di inatteso, su noi stessi e sul mondo. Così prende forma l’“immagine mentale”, fatta di promesse, attese e sensazioni: un ponte tra l’esistente e l’evocato.
La fotografia non si limita a farci vedere: ci invita a immaginare, e immaginare è l’essenza stessa del creare, soprattutto per chi lavora con le arti visive. Significa dare forma e significato alla realtà con uno sguardo libero, capace di cogliere ciò che ancora non esiste. Vuol dire esplorare l’inedito, sfidare le regole, progettare l’invisibile. È un atto di libertà, ma anche di responsabilità verso se stessi e la propria verità. Un processo lungo, fatto di tentativi, aggiunte, tagli, correzioni: un continuo avvicinamento al significato più autentico.
Nei progetti presentati, ogni autore costruisce dei “correlativi oggettivi” che, attraverso dettagli, simboli e metonimie, traducono emozioni complesse in linguaggio visivo. Addentrandoci nei singoli lavori, incontriamo temi e approcci differenti, accomunati da una forte tensione verso la trasposizione metaforica dei vissuti interiori. Paola Alessi indaga la percezione della paura urbana immaginando la presenza di volti sconosciuti e potenzialmente minacciosi; Letizia Dipalma dà forma alle ombre delle paure infantili; Matilde Ballerini intreccia presente e memoria in un viaggio interiore dove l’infanzia diventa rifugio e cura; Aurora Varignani racconta il conflitto tra il mondo immaginario dell’infanzia e la concretezza dell’età adulta, esplorando ansie e disillusioni. Emma Falcone rappresenta il sentimento sospeso e malinconico della distanza, in un commiato che resta incompiuto. L’immaginazione, però, è anche forza di rinascita: emerge nel racconto di Giorgia Longo, dove la fantasia dei giovani profughi afghani si rivela come prima forma di libertà. E ancora, l’immaginazione mette in discussione la dimensione temporale: Giulia Tesi trasforma una vacanza in Sardegna in un racconto archeologico di memorie immaginarie, mentre Giovanni Giusti esplora il tempo nella sua dimensione fluida, narrando un misterioso continuum spazio-temporale.
I lavori dei giovani fotografi della LABA dimostrano come la fotografia possa diventare un canale capace di dare forma a sensazioni che sfuggono alle parole. Non offrono risposte univoche, ma pongono domande aperte, invitando ogni osservatore a dialogare, reinterpretare, lasciarsi sorprendere. In questo spazio intermedio, sospeso tra realtà e immaginazione, la fotografia si fa “ascolto” silenzioso, capace di evocare passioni, paure, desideri condivisi.
di Massimo Agus
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